New York e la Florida

L’occasione per questo viaggio è stata la visita a mia figlia Virginia che in quel tempo lavorava per la Disney all’Epcot Center di Orlando, era il febbraio 2018.
Confesso che l’idea di visitare prima New York mi rendeva euforico e nello stesso tempo mi procurava un pochino di soggezione, non sapevo cosa aspettarmi. Sono bastati pochi attimi per rendermi conto che alla fine è una città come altre, solo più alta.
L’hotel scelto, il Pennsylvania, non è il massimo perché un po vecchiotto però di positivo è in una posizione fantastica nel cuore di Manhattan a 10 minuti a piedi da Time Square, siamo nel cuore pulsante di New York e in perfetto standard per i Sempar in Zir.
Girare per New York sembra di trovarsi dentro un film, ogni angolo che giri ti sembra di averlo visto in qualche telefilm ed in effetti forse è proprio così. Sicuramente tornerò in questa città.

Dopo quattro giorni a New York si vola verso Orlando, nel cuore della Florida. In tre ore di volo si passa dal freddo di New York (4/5°) ai 30 gradi della Florida, via i giubbotti e indossate t-shirt e bermuda.
La doverosa visita a mia figlia nel suo incantevole posto di lavoro, come poi tutti i parchi Disney è qualcosa che lascia allibiti, noi abituati a Mirabilandia o Gardaland, trovarsi qua è qualcosa di incredibile come incredibile è la tecnologia che alimenta questi parchi. Gli americani saranno quello che saranno ma le cose le fanno in grande. C’è anche da dire che i costi per accedere a questi parchi non sono cosa da tutti, basti pensare che il solo ingresso giornaliero costa mediamente intorno ai 100 dollari, il parcheggio 25 dollari e non parliamo dei ristoranti all’interno e dulcis in fundo gli hotel all’interno dei parchi, beh, quella è proprio roba da ricchi. Noi eravamo “guest”, ospiti non paganti, così abbiamo avuto la possibilità di visitare Epcot, Animal Kingdom, Hollywood Studios e Disney Spring. Oltre all’alta tecnologia delle attrazioni dei parchi, la prima cosa che mi ha colpito è la modalità di ingresso ai parchi. Io e Cinzia avevamo a disposizione i pass guest di Virginia quindi lei entrava all’ingresso con impronta digitale e successivamente noi coi nostri pass associati a quella impronta. Per un tecnologico come me è tutto dire. Tralascio la descrizione delle attrazioni, sono da vedere. 

Mi sarebbe piaciuto visitare lo Speedway di Daytona, il mio passato di motociclista mi riporta alla mente favolose gare, negli anni 70 già si raggiungevano gli oltre 300 km orari di velocità con le 500 da gran premio di allora, ne sa qualcosa il mitico Barry Sheene che ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere ad Imola, caduto a quella velocità fratturandosi tutto quello che c’era da rompersi (credo fossero 28 le fratture riportate). Perdonate la parentesi motociclistica e invece destinazione Space Center Kennedy a Cape Canaveral……..

E’ tempo di raggiungere gli amici a Miami, tre ore di auto da Orlando a Miami, strade perfettamente diritte attraversando parte della Florida che non so se sapete ma è famosa per la produzione di arance, io però non ho visto nemmeno un aranceto…..mah!
Che dire di Miami, sono stato pochi giorni però Matteo e Virginia ci hanno fatto visitare, diciamo anche la Miami dietro le quinte, quella che non è solo lusso, ville miliardarie, grosse auto e vita godereccia. Non ho mai visto un numero così elevato di barboni come a Miami e la cosa è deprimente. Normalmente chi visita Miami vede solo la parte bella, il nostro hotel “Collins” è nella zona più in della città, praticamente sul mare, lo consiglio vivamente anche se personalmente non penso di tornare in questa città.

Per info:
+39 377.1842413
info@semparinzir.it
Gira il mondo Gira (Sempar in Zir)

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